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Mario
e Loredana Caputo - Asciano Pisano (PI)
Dopo
averci pensato a lungo, e dopo discussioni e valutazioni su lunghezza,
dislivello e difficoltà del tracciato, abbiamo deciso di tentare la scalata
allo Stelvio, mitica meta di tut
ti i ciclisti. La prima cosa da decidere è
stata: tandem o bici da corsa? Ci siamo trovati d'accordo sulla bici, per la
maggior libertà di pedalata, la maneggevolezza e la speranza che almeno uno dei
due sarebbe riuscito nell'impresa.
La
mattina della partenza qualche nuvola appariva all'orizzonte, ma per nulla
scoraggiati siamo partiti dal campeggio di Prato alla Stelvio con animo
fiducioso, dopo una lauta colazione a base di cioccolata calda e brioche.
Mario: è iniziata, finalmente
ci siamo! La strada comincia a salire come i battiti del cuore, ma per fortuna
il Rio Trafoi che scorre impetuoso copre ogni rumore altrimenti potrei contarli,
altro che cardiofrequenzimetro! Mi sforzo di tenere un rapporto a
gile per
evitare il solito errore di partire troppo duro. E' ancora presto e il traffico
è pressochè assente.
Loredana: dopo una lauta colazione, mi faccio coraggio e mi dico "stai
tranquilla, sei una SenzaFretta,
prendila comoda, la salita è lunga". I primi chilometri mi rincuorano: non
mi sembrano duri, e il paesaggio mi rasserena, piccole cascate nei boschi e
niente auto rompiscatole: che paradiso! Lungo la strada incontriamo dei ragazzi
con MTB stracariche di bagagli che vanno veramente senza fretta e penso "beh
se ce la fanno loro, ce la farò anch'io". Li saluto e proseguiamo: credo
che ci ritroveremo più in alto, quando sarò più stanca, e mi chiedo dove
saranno tutti gli altri ciclisti.
Mario: a Ponte allo Stelvio i primi due tornanti, poca roba rispetto a cosa ci
attende, ma servono a capire che non sarà facile.
Loredana: i primi due tornanti di Ponte allo Stelvio mi fanno sperare che siano
tutti così, ce la posso fare se non mi stanco troppo.
Mario: a Gomagoi il primo
tratto più duro ma subito stemperato da un tratto di pianura di poche decine di
metri, sufficenti a riprendere fiato. Il cielo è abbastanza sereno e di fronte
a noi comincia a farsi vedere il ghiacciaio.
Loredana: arriviamo a Gomagoi, la salita si fa più dura, ma il tratto di
pianura successivo mi mette di buonumore, fra poco saremo a Trafoi, e i primi 10
Km sono andati!
Mario: a Trafoi (Km 10,500) il primo stop. Un po' di menta zuccherata e un sorso
d'acqua, foto di rito al 46° tornante e via. Il traffico aumenta, le moto
sfrecciano veloci ma infastidiscono di più le auto a poche cm dalla ruota
posteriore.
Loredana: a Trafoi ci fermiamo, è l'ora dell'integratore, altrimenti lo senti
lo sto
maco!
Il traffico comincia ad aumentare, le auto e le moto mi innervosiscono, ma non
mi preoccupano più di tanto: devo pensare solo a pedalare! Ripartiamo e
troviamo subito un bello strappo: vado più agile che posso (28-28) per non
stancarmi e chiedo a Mario: "non sarà mica tutta così da ora in poi,
vero? Se è così, non me lo dire, non lo voglio sapere".
Mario: siamo ancora nel bosco
e affrontiamo un tratto di 3 Km molto duro e Loredana appare in difficoltà, un
tornante con vista sul ghiacciaio offre lo spunto per una sosta.
Loredana: alla fine del tratto duro chiedo una pausa: mangio una barretta per
farmi coraggio (per me sono come la coperta di Linus) e ripartiamo. Sento che mi
sto stancando, ma la vista di altri ciclisti che via via ci affiancano
(superandoci sempre) mi rallegra, anche se vedo che quasi tutti pedalano più
spediti, e invidio quelli che sembrano non fare fatica: chissà quanto si
saranno allenati...
Mario: ripartiamo,
i rapporti sono finiti e comincio a invidiare il 22-28 della MTB lasciata sul
tetto della macchina al campeggio. Ogni tanto sento che Loredana è in
difficoltà e allora è il momento di una barretta o di una foto, per fare una
sosta. La fine del bosco segna l'inizio del tratto più difficile, non per la
pendenza che anzi si mantiene costante ma per la lentezza con la quale si
avanza. Alla nostra sinistra un albergo, sotto di noi il 7 (Km all'arrivo)
scritto sull'asfalto. Di fronte in alto, molto in alto, il passo.
Loredana: sulla via incontriamo altre ragazze, ma la maggior parte di loro è
almeno a 300 mt dal proprio partner, che prosegue da solo più avanti, più
veloce, e penso "i soliti egoisti!". Incomincio a sentire un dolore al
braccio destro, ho bisogno di fermarmi. Prendo tempo con un'altra barretta (mi
sa che le mangio tutte io); ripartiamo e la stanchezza incomincia ad arrivare
alle gambe; quante volte mi dovrò ancora fermare? Qui tutti vanno avanti,
mentre io mi fermo in continuazione, che rabbia!
Mario: il passo non è lontano, in linea d'aria 1000-1500 metri, ma non arriva
mai, pedali, pedali e non arriva mai. Poi il 6, il 5... e le soste.
Loredana: i tornanti sono tremendi e il breve tratto piano fra uno e l'altro non
mi consente di riposarmi (come dicevano invece quelli che "la sanno
lunga"), perché sono veramente ripidi! Intanto, guardando (come dice la
mia amica Eva) Madonna, Borraccia e San Manubrio mi accorgo delle scritte
sull'asfalto, che mi indicano i chilometri all'arrivo e mi chiedo com'è
possibile che manchino solo 5 Km all'arrivo e ci siano ancora tutti questi
tornanti. Il dolore alla gamba sinistra si fa più forte: mi devo fermare di
nuovo, e questo mi scoraggia, penso "che divertimento c'è a fare una
salita superiore alle proprie possibilità soffrendo in questa maniera?".
Mario: a ogni ripartenza
sento dolore alle gambe, ma non dico niente a Loredana, lei ha la fatica dipinta
sul volto e temo che decida per il rientro da un momento all'altro.
Loredana: comunque non mi arrendo, anche se sono un po' arrabbiata. Mi sono
fidata troppo di Mario, non è una salita alla mia portata. Mi rincuoro vedendo
una ragazza che va su con una MTB facendo una fatica come la mia, se non
maggiore e gli dico: "coraggio, manca poco, un ultimo sforzo!" e
intanto lo ripeto anche a me stessa.
Mario: ecco il 4, il 3 e il 2
che ricordavo, da un'altimetria vista qualche settimana prima, molto duro. Al
n°1 la gioia improvvis
a,
la certezza di avercela fatta. Mi sembra d'essere Bartali o Coppi al termine di
un'impresa epica a qualche Giro d'Italia di anni addietro e la gioia non è
stemperata dalle quasi 3 ore di marcia che il computer
segnala alla media di 8 Km/h.
Loredana: finalmente gli
ultimi 2 Km, i più duri di tutti. Sono stremata, ma la vista del rifugio mi da'
forza, e poi in cima mi aspetta un piatto caldo: ho una fame da lupi!
Mario: poi le scritte 500, 300, 200, 100... e la riga bianca lì di fronte con
la scritta "arrivo". Siamo quasi arrivati, faccio cenno a Loredana di
affiancarmi, ci diamo la mano e arriviamo insieme.
Loredana: vedo l'arrivo, la
tortura è quasi finita, ma sono dispiaciuta perché se avessi potuto allenarmi
di più mi sarei veramente divertita. Peccato, la prossima volta andrà meglio!
Mario mi da' la mano e arriviamo insieme, ci abbracciamo e gli dico "meno
male che è finita!".
Mario: scesi di bicicletta,
un meritato abbraccio. Sono orgoglioso più per lei che per me, in fondo ero
quasi certo che sarei riuscito ma temevo per Loredana. Brava, veramente brava!
Loredana: appoggio la bici al muretto del ristorante e dico "a me un piatto
di pasta!". E intanto penso già alla discesa e al fatto che dovrò frenare
in continuazione: mi dovrò fermare di nuovo, mi faranno male le mani, ma il
peggio è passato! E' proprio vero, cari amici, lo Stelvio è lo Stelvio!
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